L’amante senza fissa dimora

Fruttero & Lucentini, Oscar Mondadori 1986.

Maestri del giallo, ma soprattutto insuperati maestri di uno stile linguistico svelto, accattivante, incisivo, dove in una frase di cinque parole può nascondersi un’intera analisi sociologica. La premessa di questo romanzo sarebbe già un valido argomento di studio, ovvero l’incontro tra una nobildonna romana e un enigmatico e sfuggente accompagnatore di una comitiva di turisti e quindi una storia d’amore campata su tanta materia illusoria e poche certezze. La suspense prende qui i colori di Venezia, nelle sue ombre oppure nel falso sorriso della vetrina diurna saccheggiata dal turismo di massa. Certamente ci troviamo nell’ambito della suspense funzionale al giallo, ma in fondo, le grandi storie d’amore, celebrate in letteratura o vissute personalmente, non sono forse rimaste indimenticabili proprio per il mistero di cui si sono abbondantemente nutrite?

Ecco un brano in cui possiamo vedere come in poche righe gli autori alludano rispettivamente a turismo selvaggio, alla bellezza indomita della città che il protagonista ricorda con struggimento e alla routine commerciale che ne solca “prosaicamente” le acque:

Look, look Mr. Silvera, a real gondola!

Ah, – dice Mr. Silvera, – yes, indeed.

Conosce altri nomi di imbarcazioni locali (dondolino, carlina, mascareta… ) ma non li rivela. Perché sarebbe fiato sprecato, si dice, perché certe cose non interessano più nessuno e tanto meno i suoi 28.

Ma la verità è che quella sua latente Venezia di broccati, ori, porpore, cristalli, non si può nemmeno sfiorare senza pena, e soprattutto non c’entra niente con la Venezia schematica, impersonale, dell’Imperial.

S.Angelo, S.Tomà, Ca’ Rezzonico, Accademia. Il vaporetto passa dall’una all’altra sponda del Canal Grande, accosta, sbarca trenta danesi, imbarca trenta bambini che tornano da scuola, riparte verso il prossimo pontile con uno strappo prosaico, laborioso, da mulo d’acqua.

 

Alla prossima! Nadia.

 

 

 

 

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