Luce d’agosto

Light in August, William Faulkner, 1932

Nella vicenda si intrecciano i percorsi di Joe Christmas, tormentato outsider, e Lena Grove, giovane incinta che parte a piedi dall’Alabama per raggiungere il padre del nascituro. Joe fugge dal delitto commesso e dalla convinzione che nelle sue vene scorra sangue “nero”. Quest’ultima è un’auto-condanna che non gli lascia scampo e che non gli permetterà di trovare pace neppure quando viene accolto da Joanna Burden, benefattrice che si dedica a soccorrere precisamente le persone di colore. Joe, tuttavia, è il primo a non perdonare a sé stesso la possibilità di essere un sangue misto, per cui arriva a mordere proprio la mano tesa ad aiutarlo -ovvero commette un secondo omicidio, quello di Joanna Burden.

Con Lena Grove abbiamo, come in “The Sound and the Fury” la figura della donna giovane e incinta. L’enormità del suo viaggio eguaglia l’enormità della sua pretesa: che il giovane che l’ha messa incinta e partito senza lasciare recapiti, si faccia carico di lei e della sua creatura. Non c’è persona tra quelle che la viandante incontra che non formuli pensieri o commenti ironici sulla sua situazione, ma Lena prosegue testarda e serena, mossa dalla fede che Lucas Burch la stia aspettando a Jefferson City.

Il titolo del romanzo allude a quella che l’autore definisce la “luce della sua terra”, “fulgida e nitida, come se venisse dall’età classica” ma agosto è il mese in cui Lena partorirà, per cui “light” è anche quando si sgraverà del peso che si porta dall’Alabama al Missouri. Nell’incipit il caldo, la polvere, la solitudine, la durezza dei personaggi incalliti dal lavoro e tanta povertà sono sintetizzate nella partenza di nascosto di Lena e da un paio di scarpe maschili ereditate:

Ma scelse di andarsene di notte, e dalla finestra. Si portò dietro un ventaglio di foglia di palma e un fagotto legato per bene in un fazzolettone. Conteneva fra le altre cose trentacinque centesimi in monete da cinque e da dieci. Le scarpe gliele aveva passate il fratello. Erano appena usate perché d’estate nessuno dei due metteva mai le scarpe. Quando sentì sotto i piedi la polvere della strada, se le tolse e le portò in mano.

In poche pennellate Faulkner introduce l’avventura di Lena, ne rivela il carattere curiosamente meticoloso -la disposizione delle monete- e allo stesso tempo l’ingenuità -l’intenzione di raggiungere addirittura un altro stato a piedi- con una punta di previdenza -si toglie le scarpe perché la polvere della strada non le rovini.

Il progresso del viaggio o della fuga dei personaggi è il sintomo della volontà di passaggio dalla non definizione -bianco o nero, per Joe Christmas, donna rispettabile o poco di buono per Lena Grove- ovvero dalla trasparenza dell’outsider o di chi fa una scelta che devia dal previsto, all’assunzione di un ruolo, che in una società implacabilmente moralista e indurita dalla miseria materiale appare ardua, se non impossibile. (n.z.b.)

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Foto di copertina: Dorothea Lange, An American Exodus, 1939

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